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La Società Sportiva per l'Oratorio

La società sportiva per l’oratorio
E’ una questione di preposizioni semplici che definiscono la via da percorrere insieme. Con la sua
consueta e bonaria semplicità monsignor Mario Delpini, da un anno pastore della città che fu

di
Ambrogio, delinea con chiarezza il rapporto tra società sportiva e oratorio, inserendo tra i due termini
la preposizione “per”, la più adatta perché sottolinea come la società sportiva, “nella sua autonomia di
gestione, si proponga come scopo e come senso complessivo del suo operare di contribuire alla
complessiva opera educativa dell’oratorio”. Non solo sportivi, ma persone inserite in un contesto che
ha la sua stella polare nei valori cristiani. Don Fabio aveva presentato questo concetto cardine in uno
degli incontri di ascolto reciproco con la dirigenza della società e l’ha ripreso e approfondito durante la
messa, in modo che l’assemblea giallo-blu che colorava la chiesa dedicata al SS Nome di Maria nella
terza domenica dopo Pentecoste potesse farne tesoro. Poi tutti si sono trasferiti nel contiguo oratorio
per continuare la festa iniziata il pomeriggio del sabato. La società sportiva G.XXIII, che in quella
consonante puntata porta con fierezza il nome di papa Giovanni, ha raccolto i suoi atleti, gli allenatori, i
dirigenti, i genitori, i tifosi, i simpatizzanti e tutti gli uomini di buona volontà in una due giorni di sport
e amicizia. La comunità ha risposto con affetto ed entusiasmo, partecipando all’iniziativa in vari modi.
I sostenitori non hanno fatto mancare il loro incitamento a bambini e ragazzi che si sono alternati sul
campo e poi hanno calcato loro stessi il terreno di gioco in impegnative competizioni. Non si sono
cimentati solo i papà, ma anche le mamme, mostrando un insospettabile fervore agonistico, nonché
assicurando il divertimento e l’impennata nelle vendite di bibite e ghiaccioli a fine partita. Il campo a
11, quello sterminato rettangolo verde, ha ospitato le attività e, con la sua erbetta appena tagliata ha
ridato vigore e voglia di giocare anche agli adulti. A dispetto di una implacabile burocrazia e ai suoi
“tempi biblici”, malgrado una sistemazione lunga e laboriosa (un enorme ringraziamento a tutti coloro
che si sono prodigati a questo scopo), hanno prevalso la tenacia e la voglia di trovare uno spazio
adeguato che fosse fruibile per i moltissimi bambini e ragazzi che hanno incrementato le fila e allargato
il cuore della G.XXIII. E’ stata la ciliegina sulla torta di un’annata ricca ed intensa, con protagonisti
atleti dai quattro angoli del globo, perché non c’è niente che unisce di più di un pallone preso a calci,
una lingua universale che accoglie nel suo abbraccio italiani e stranieri. E’ stato anche un anno di
sperimentazione con la squadra mista di pallavolo che ha partecipato al torneo primaverile e con il
primo torneo in memoria di Paolo Amati che la categoria “Big Small” ha disputato (e vinto) la
domenica della festa. E’ stato anche l’anno in cui il nostro direttore sportivo, Giovanni Chiodi, è stato
insignito dal CSI del premio destinato ai “Campioni nella Vita“ per il suo costante impegno e
l’eccezionale dedizione per la G.XXIII, a ciascuna squadra e ai suoi affiliati. Lo affiancano persone
appassionate che contribuiscono a crescere i nostri bambini, ad educare i nostri ragazzi, a insegnare
loro, per riprendere le parole del cardinal Vallini, “la sana competizione, l’impegno della volontà per
raggiungere un obiettivo, l’allenamento del corpo, il rispetto, mete che la pratica sportiva deve sempre
prefiggersi, perché la missione dello sport è educare”. Molto si è fatto e ancora di più si potrà fare con
l’aiuto di tutti, perché il movimento sportivo intorno alla G.XXIII sta crescendo e abbiamo la
responsabilità di seguire questi giovani al meglio delle nostre possibilità. Chiunque volesse dare una
mano, è sempre il benvenuto. Un ringraziamento speciale e un affettuoso saluto vanno al primo tifoso
della G.XXIII, don Luigi, che ha sempre condiviso la passione sportiva, tanto che in molti ricordano i
non rari momenti in cui scendeva in campo per fare quattro tiri con i ragazzi. Anche se le scarpe non
avevano i tacchetti, il tocco era quello di chi aveva praticato e amato il calcio. Adesso è stato convocato
per disputare una partita con una maglia diversa, ma, ne siamo certi, con l’impegno e la classe di
sempre.
Riccardo - G.XXIII

 

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